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Aprile 2017- Nello zaino di Marco Dello Russo

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno? 

Non avevo uno zaino. Avevo una valigia piena di paure.  Era la mia prima esperienza in un Paese così lontano, così diverso dal resto del mondo per come avevo imparato a conoscerlo fino a quel momento.

La valigia era grande, ingombrante e difficile da trasportare, perché il timore dell’ignoto appesantisce gli animi e rende i piedi pesanti come il piombo. Dopo qualche giorno ho iniziato prendere diversi indumenti e sbarazzarmene. Via tutto il superfluo.

Via la concezione del tempo per come lo concepiamo noi. Via lo spreco di cibo, acqua e denaro di cui abusiamo quotidianamente. Via il senso di superiorità instillato a forza da una generazione precedente che ci ha ripetuto fino alla nausea che un giorno saremmo diventati qualcuno. Via la tecnologia da cui siamo del tutto dipendenti. Via la frenesia, il senso di angoscia, i pensieri negativi sul futuro. Via tutto.

Alla fine sono rimasto nudo, senza indumenti ed ho imparato a muovermi tra le strade di Addis Abeba ed Arba Minch per diversi mesi come farebbe qualsiasi Etiope, scoprendo alcuni aspetti della mia personalità che francamente non pensavo di possedere.

Quando sono tornato avevo finalmente il mio zainetto una volta sceso dall’aereo. Dentro solo indumenti preziosi, più piccoli da trasportare. Il senso di umanità e di collettività che solo l’Africa può donarti. Quei riflessi di luce sul lago Chamo ad Arba Minch e lo spettacolo della natura della Riff Valley a 1500 metri di quota di fronte al quale si rimane a bocca aperta. Il sapore dell’Injera e dei suoi molteplici ingredienti.

L’odore di carne bruciata e polvere che riempie l’aria. Il sapore della birra Dashen. I bambini sperduti degli Youth Centres ed Addis Abeba, dove le strade non hanno un nome. Ripensadoci oggi, credo di essermi liberato in parte di alcuni indumenti, durante la mia esperienza laggiù, ma di non essere mai tornato veramente indietro.

Amasegenallo Etiopia – Foto e testo di Marco Dello Russo
Tirocinio CIAI – Centro Italiano Aiuti Infanzia
Settembre – Dicembre 2015.

marzo 2017 – NELLO ZAINO DI SABRINA LESSA E MATTIA ANTONIO FUSO

03_Sabrina Lessa e Mattia Antonio FusoQuesto meraviglioso viaggio ci ha dato la possibilità di conoscere un uomo dolce e intelligente di nome Babacar, il nostro mediatore culturale diventato nostro caro amico.   Attraverso i suoi occhi questa terra è rimasta nel nostro cuore come la terra della teranga ovvero dell’ospitalità, la terra dei sorrisi bianchissimi dei bambini scalzi, la terra dalle grande forza di volontà di uomini e donne, in un tempo scandito non dalle lancette di un orologio ma da ritmi umani e naturali.

Lasciamo qui il nostro cuore, il ricordo di un viaggio di nozze sui generis, tante coccole ai bambini dell’asilo, sorrisi e lacrime di tubap (noi uomini bianchi).

Foto e testo di  Sabrina Lessa e Mattia Antonio Fuso

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

Gennaio 2017 – Nello zaino di Luca Reggiani

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CINA – Foto di Luca Reggiani – Tutti i diritti sono riservati

Da qualunque posto arrivi la “chiamata”, qualunque sia la destinazione che mi si mostra, mi attrae a sé e mi sceglie, nel viaggio di andata parto sempre con poche cose e le mie macchine fotografiche.
il viaggio i 5 sensi, protesi verso la scoperta, si dilatano, raccolgono sensazioni ed emozioni guidati dall’altrove e dall’ignoto. Ritorno a casa con i miei scatti e con l’essenziale: solidarietà, complicità, scambio e condivisione. E amicizia.

Foto e testo di Luca Reggiani – TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

LA STORIA DI HASSAN

settembre

 

Hassan è giunto in Italia dal’Iran, nei primi anni ’80, perché aveva un sogno: diventare medico. Dopo essere riuscito ad iscriversi presso l’Università di Chieti, la realtà e la necessità economica hanno preso il sopravvento.

Da lì la decisione di scendere al sud, dove la vita costava meno. Guarda il video dell’intervista e le foto e scopri come è andata a finire la sua avventura!

 

LA STORIA DI VALENTINA VILLALOBOS

maggio

Dal Venezuela all’Italia per studiare e lavorare, ma anche per seguire le ragioni del cuore. Scambiare con lei due chiacchiere è servito anche a capovolgere la prospettiva :”In Venezuela la comunità italiana è molto chiusa, spesso parlano solo italiano e si sposano solo tra italiani. Sono loro che detengono la ricchezza del Paese. Inoltre occupano ruoli di potere che trasmettono di padre in figlio” . 

Da oggi è on line la storia di Valentina, ascoltala qui!