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Barry Abdoul Razak, il sogno della fotografia e il calendario 2020 di Kenda

Il calendario 2020 di Kenda parla di gesti quotidiani, villaggi, feste, coraggio e ritualità, una lettura carica di energia e vitalità della terra dell’avorio e del cacao. Kenda Onlus coopera con la Costa d’Avorio attraverso il progetto Generazione mai Nata, a cui il calendario 2020 è dedicato, un progetto in corso da ottobre 2019 a Vavoua e Ouraghaio che mira a produrre un impatto positivo sulla riduzione dell’alto tasso di mortalità materno-infantile con cui il Paese si confronta ancora oggi (visita questa pagina per saperne di più sul progetto).
Ma chi si cela dietro la macchina fotografica? Abbiamo intervistato il fotografo, Barry Abdoul Razak, 25 anni di nazionalità ivoriana e nigeriana per conoscerlo meglio e dirvi cosa c’è di speciale in questo calendario.

Rasak, quando ti sei avvicinato alla fotografia?
Ho scoperto questa passione già in tenerissima età. Mio fratello aveva l’abitudine di farsi fotografare da un anziano fotografo in Nigeria. Ho letteralmente cominciato ad inseguirlo ovunque. Lui mi ha accolto nel suo studio per accompagnarlo nel suo lavoro e grazie a lui mi sono formato. Ho cominciato facendo personalmente degli scatti per mio fratello.

Ricordi quando hai scattato la tua prima fotografia professionale?
Certo! La mia prima foto l’ho scattata nella scuola che frequentavo. Il mio maestro fotografo mi affidò la sua macchina fotografica per fotografare i miei compagni di scuola durante la festa di fine anno. Da quel momento la fotografia è diventata la mia vita.

Cos’è la fotografia per te?
C’è chi va matto per le scarpe, i profumi, una macchina. Il mio sogno è la fotografia. Quando ho tra le mani la macchina fotografica dimentico tutto, le difficoltà che incontro nella mia vita, i miei problemi… È un momento magico.

Come ti ritrovi in Costa d’Avorio?
Ad un certo punto ho deciso di lasciare la Nigeria e provare a diventare un calciatore in Costa d’Avorio. Così sono emigrato, ma la fortuna non è stata dalla mia parte. La fotografia mi ha salvato. Ho recuperato la macchina fotografica e da allora non l’ho mai più lasciata.

Qual è la foto del calendario che preferisci?

Il mio scatto preferito è sicuramente quello che ritrae una donna con il volto dipinto mentre partecipa al Festival dell’Abissa. Era la prima volta che partecipavo a questo Festival ed è indescrivibile la gioia che ho provato vedendo questa donna.

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Qual è il tuo sogno?
Nel breve termine vorrei acquistare una macchina fotografica tutta mia visto che al momento ne utilizzo una che prendo in fitto. Tuttavia il mio sogno più grande è quello diventare un giorno un fotografo professionista conosciuto a livello mondiale. Quando Marina Doguei, la Presidente dell’Association des Filles de San Pedro-AFSP, mi ha contattato proponendomi di utilizzare le mie foto per il calendario di Kenda Onlus, sono stato entusiasta. Attraverso il calendario le mie foto e il mio lavoro saranno apprezzati all’estero. Spero davvero che la collaborazione con Kenda continui in futuro!

Acquistare una copia del calendario 2020 di Kenda permette di fare la propria parte nel supportare i progetti di Kenda in Sud Sudan e Costa d’Avorio, a favore della salute di mamme e bambini. Il calendario è disponibile in due formati, uno da muro e uno da scrivania ed il costo è rispettivamente di 10 euro e 5 euro.
È possibile prenotare la propria copia scrivendo all’indirizzo: kenda.info@gmail.com

Aprile 2017- Nello zaino di Marco Dello Russo

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno? 

Non avevo uno zaino. Avevo una valigia piena di paure.  Era la mia prima esperienza in un Paese così lontano, così diverso dal resto del mondo per come avevo imparato a conoscerlo fino a quel momento.

La valigia era grande, ingombrante e difficile da trasportare, perché il timore dell’ignoto appesantisce gli animi e rende i piedi pesanti come il piombo. Dopo qualche giorno ho iniziato prendere diversi indumenti e sbarazzarmene. Via tutto il superfluo.

Via la concezione del tempo per come lo concepiamo noi. Via lo spreco di cibo, acqua e denaro di cui abusiamo quotidianamente. Via il senso di superiorità instillato a forza da una generazione precedente che ci ha ripetuto fino alla nausea che un giorno saremmo diventati qualcuno. Via la tecnologia da cui siamo del tutto dipendenti. Via la frenesia, il senso di angoscia, i pensieri negativi sul futuro. Via tutto.

Alla fine sono rimasto nudo, senza indumenti ed ho imparato a muovermi tra le strade di Addis Abeba ed Arba Minch per diversi mesi come farebbe qualsiasi Etiope, scoprendo alcuni aspetti della mia personalità che francamente non pensavo di possedere.

Quando sono tornato avevo finalmente il mio zainetto una volta sceso dall’aereo. Dentro solo indumenti preziosi, più piccoli da trasportare. Il senso di umanità e di collettività che solo l’Africa può donarti. Quei riflessi di luce sul lago Chamo ad Arba Minch e lo spettacolo della natura della Riff Valley a 1500 metri di quota di fronte al quale si rimane a bocca aperta. Il sapore dell’Injera e dei suoi molteplici ingredienti.

L’odore di carne bruciata e polvere che riempie l’aria. Il sapore della birra Dashen. I bambini sperduti degli Youth Centres ed Addis Abeba, dove le strade non hanno un nome. Ripensadoci oggi, credo di essermi liberato in parte di alcuni indumenti, durante la mia esperienza laggiù, ma di non essere mai tornato veramente indietro.

Amasegenallo Etiopia – Foto e testo di Marco Dello Russo
Tirocinio CIAI – Centro Italiano Aiuti Infanzia
Settembre – Dicembre 2015.

Gennaio 2017 – Nello zaino di Luca Reggiani

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CINA – Foto di Luca Reggiani – Tutti i diritti sono riservati

Da qualunque posto arrivi la “chiamata”, qualunque sia la destinazione che mi si mostra, mi attrae a sé e mi sceglie, nel viaggio di andata parto sempre con poche cose e le mie macchine fotografiche.
il viaggio i 5 sensi, protesi verso la scoperta, si dilatano, raccolgono sensazioni ed emozioni guidati dall’altrove e dall’ignoto. Ritorno a casa con i miei scatti e con l’essenziale: solidarietà, complicità, scambio e condivisione. E amicizia.

Foto e testo di Luca Reggiani – TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

LA STORIA DI HASSAN

settembre

 

Hassan è giunto in Italia dal’Iran, nei primi anni ’80, perché aveva un sogno: diventare medico. Dopo essere riuscito ad iscriversi presso l’Università di Chieti, la realtà e la necessità economica hanno preso il sopravvento.

Da lì la decisione di scendere al sud, dove la vita costava meno. Guarda il video dell’intervista e le foto e scopri come è andata a finire la sua avventura!