Agosto 2017- Nello zaino di Carmen Ventura

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno?
 Ho attraversato l’oceano tra paura ed eccitazione per raggiungere LA PAZ in Bolivia terra dove le Ande incontrano l’Amazzonia. Sono rimasta molti mesi lì. Avevo il cuore pesante, tanta voglia di darmi forma e di dare forma a quelle parti di me che mi attraversavano in dialogo scomposto e che non riuscivano a trovare PACE.
Ho percorso molti km dentro me stessa.

Ho alleggerito il cuore, ho scoperto la mia forza, ho imparato a guardare, a rispettare, ad attendere pazientemente, a sentire il mio respiro, a respirare piano, a camminare a fatica a 3600 metri sul livello del mare.

Ho visto per la prima volta l’azzurro azzurro del cielo e il bianco bianco delle nuvole. Ho guardato un lago come se fosse il mare. Ho imparato a rispettare il silenzio che sussurra forte ciò che tanto faticosamente cerchi nel rumore di te stessa. Ho scoperto che viaggiare è la somma di tante piccole azioni…quelle che partono dal cuore…e che altro non è che il coraggio che ognuno ha in sé se ascoltasse il cuore.

I viaggi non finiscono mai diceva J. Saramago… ogni viaggio merita un romanzo!

Bolivia
Foto e testo di Carmen Ventura

Food sharing e contrasto alla povertà: “Frigo solidale”, il nuovo progetto di Kenda Onlus

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Oggi siamo molto felici perché il progetto progetto “Frigo solidale”, ideato da Kenda Onlus, si è aggiudicato il sostegno della Fondazione CON IL SUD nell’ambito dell’iniziativa “Con il Sud che partecipa”.

Il progetto, si avvale della collaborazione dell’Aps Farina 080 onlus, Link-Sindacato studentesco, Zona FranKa, The Hub e il Comune di Bari – Assessorato al Welfare, si pone l’obiettivo di favorire la riduzione dello spreco di cibo, contrastare la povertà e promuovere il foodsharing attraverso frigoriferi e dispense solidali che saranno diffusi in sette diverse zone della città di Bari.
DI COSA SI TRATTA
Frigoriferi e dispense saranno collocati, in spazi chiusi ma aperti al pubblico, disponibili a chiunque intenda lasciare o ritirare cibo ancora commestibile, aderendo ad una sistema di regole che permetterà di garantire la corretta conservazione dei prodotti anche grazie alla mobilitazione di diversi volontari.

L’installazione di un frigorifero all’interno delle diverse realtà cittadine sarà poi finalizzato all’attivazione di
iniziative di contrasto allo spreco di cibo (come ad esempio il coinvolgimento degli esercizi commerciali rionali
nella condivisione degli esuberi alimentari da collocare nel frigorifero), ma anche alla creazione di momenti di
condivisione, convivialità ed integrazione interculturale.

Ogni frigorifero, ovviamente, svolgerà una funzione orientata al contesto in cui si troverà.
In alcuni luoghi, infatti, servirà a sostenere le attività di conservazione degli alimenti raccolti da uno Sportello Caritas (Parrocchia San Sabino), in altri rafforzerà le dinamiche di condivisione del cibo negli spazi di co-working (The
Hub), in altre ancora servirà per sensibilizzare la comunità studentesca intorno ai temi della salvaguardia dell’ambiente e dell’integrazione culturale (Link – Ateneo Lettere).

In tutti i casi verranno organizzate azioni finalizzate a costruire una comunità solidale, che si fa carico delle situazioni di bisogno ed è disposta ad impegnarsi per diffondere stili di vista sostenibili.

LUGLIO 2017 – NELLO ZAINO DI MARTA CARADONNA

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno?

…. Cosa spinge i nostri piedi, il nostro corpo e la nostra persona a mettersi in viaggio, lasciando alle spalle i confini di un mondo comodo, conosciuto, costellato di affetti e riferimenti culturali familiari? I miei sogni mi hanno mostrato sin da piccola, luoghi lontani e persone leggendarie, realtà che la mia curiosità mi ha spinto a conoscere ed esplorare.

L’ALTERITÀ’, qualsiasi forma incarnasse, era la mia meta, incontrarla nella lingua, nei tratti somatici, nei sistemi politici e sociali, nelle conoscenze tradizionali è stato il mio percorso. Viverla mi ha insegnato che, nonostante tutte le sfide e i limiti materiali e umani, è possibile condividere con amici di altri popoli il sogno di vedere arrivare incontro a noi un giorno la felicità, il sogno di una vita più giusta che elargisce pace e serenità.

Oggi, seduta ad una scrivania in un punto che è più vicino alla mia casa d’origine, mi domando ancora in quale momento della nostra vita avverrà quest’incontro atteso … intanto i nostri passi proseguono, preparandosi a nuovi incontri e viaggi rivelatori che creano ponti e legami che superano dimensioni temporali e spaziali.

Tanzania
Testo e foto di Marta Caradonna

GIUGNO 2017 – NELLO ZAINO DI MARCO COSTANTINO

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno?
L’Ecuador è un paese in bilico. La linea immaginaria da cui prende il nome è anche la frontiera delle frontiere, quella tra nord e sud del mondo.

Concetti geografici che rimandano ad immaginari molto più ampi: sviluppo e sottosviluppo, benessere e miseria, vincitori e vinti. Ho attraversato via terra quella linea immaginaria in una località dall’evocativo nome “Mitad del mundo” nel corso di un viaggio alla scoperta di organizzazioni di produttori del commercio equo e solidale, tra i piccoli produttori di canna da zucchero e banane.

Piccole organizzazioni che ogni giorno di qua e di là dall’equatore difendono le proprie comunità e la loro terra dall’aggressione dell’agricoltura intensiva e del commercio internazionale. Sono stati loro a ricordarmi che la vera frontiera non è tra due emisferi, ma tra due idee.

Sfruttamento e cooperazione, disprezzo e rispetto, solidarietà ed egoismo.  A noi la scelta.

Ecuador
Foto e testo di Marco Costantino

Aprile 2017- Nello zaino di Marco Dello Russo

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Cosa c’era nel tuo zaino prima di partire ?  E cosa c’era nel tuo zaino al ritorno? 

Non avevo uno zaino. Avevo una valigia piena di paure.  Era la mia prima esperienza in un Paese così lontano, così diverso dal resto del mondo per come avevo imparato a conoscerlo fino a quel momento.

La valigia era grande, ingombrante e difficile da trasportare, perché il timore dell’ignoto appesantisce gli animi e rende i piedi pesanti come il piombo. Dopo qualche giorno ho iniziato prendere diversi indumenti e sbarazzarmene. Via tutto il superfluo.

Via la concezione del tempo per come lo concepiamo noi. Via lo spreco di cibo, acqua e denaro di cui abusiamo quotidianamente. Via il senso di superiorità instillato a forza da una generazione precedente che ci ha ripetuto fino alla nausea che un giorno saremmo diventati qualcuno. Via la tecnologia da cui siamo del tutto dipendenti. Via la frenesia, il senso di angoscia, i pensieri negativi sul futuro. Via tutto.

Alla fine sono rimasto nudo, senza indumenti ed ho imparato a muovermi tra le strade di Addis Abeba ed Arba Minch per diversi mesi come farebbe qualsiasi Etiope, scoprendo alcuni aspetti della mia personalità che francamente non pensavo di possedere.

Quando sono tornato avevo finalmente il mio zainetto una volta sceso dall’aereo. Dentro solo indumenti preziosi, più piccoli da trasportare. Il senso di umanità e di collettività che solo l’Africa può donarti. Quei riflessi di luce sul lago Chamo ad Arba Minch e lo spettacolo della natura della Riff Valley a 1500 metri di quota di fronte al quale si rimane a bocca aperta. Il sapore dell’Injera e dei suoi molteplici ingredienti.

L’odore di carne bruciata e polvere che riempie l’aria. Il sapore della birra Dashen. I bambini sperduti degli Youth Centres ed Addis Abeba, dove le strade non hanno un nome. Ripensadoci oggi, credo di essermi liberato in parte di alcuni indumenti, durante la mia esperienza laggiù, ma di non essere mai tornato veramente indietro.

Amasegenallo Etiopia – Foto e testo di Marco Dello Russo
Tirocinio CIAI – Centro Italiano Aiuti Infanzia
Settembre – Dicembre 2015.

marzo 2017 – NELLO ZAINO DI SABRINA LESSA E MATTIA ANTONIO FUSO

03_Sabrina Lessa e Mattia Antonio FusoQuesto meraviglioso viaggio ci ha dato la possibilità di conoscere un uomo dolce e intelligente di nome Babacar, il nostro mediatore culturale diventato nostro caro amico.   Attraverso i suoi occhi questa terra è rimasta nel nostro cuore come la terra della teranga ovvero dell’ospitalità, la terra dei sorrisi bianchissimi dei bambini scalzi, la terra dalle grande forza di volontà di uomini e donne, in un tempo scandito non dalle lancette di un orologio ma da ritmi umani e naturali.

Lasciamo qui il nostro cuore, il ricordo di un viaggio di nozze sui generis, tante coccole ai bambini dell’asilo, sorrisi e lacrime di tubap (noi uomini bianchi).

Foto e testo di  Sabrina Lessa e Mattia Antonio Fuso

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI

Bari chiama Con.GO!

Il Centro Interculturale Abusuan e l’Associazione Figli della Luce in collaborazione con Kenda Onlus, e la fraternità Comboniana il 3 e 4 Marzo prossimi vi invitano a partecipare ad una due giorni di musica, cooperazione e solidarietà presso l’Auditorium La Vallisa di Bari.
L’obiettivo è di inviare un container pieno di materiale utile all’allestimento di una casa di accoglienza per 80 bambine e bambini nel quartiere povero di Kingabwa, a Kinshasa, capitale della Repubblica Democratica del Congo.
Durante le serate diversi artisti si alterneranno sul palco dell’Auditorium La Vallisa facendo da cornice agli interventi e alle testimonianze di coloro che stanno partecipando alla realizzazione di questo importante progetto a difesa dell’infanzia.

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A Kinshasa, città abitata da circa 10 milioni di abitanti e attraversata da esodi rurali e migratori imponenti da tutta l’Africa, l’Unicef stima circa 14.000 “shegué”: bambini e bambine di strada che sopravvivono di lavoretti nei mercati, elemosina e piccoli furti, ma spesso anche di prostituzione, attività illegali e altri espedienti. Orfani di guerra o ex bambini soldato a cui si aggiunge un altro piccolo esercito di 15.000 bambini “sorciers” ossia cacciati dalle famiglie perché accusati di stregoneria, sotto l’influsso di predicatori ed esorcisti che proliferano nelle baraccopoli.

L’Associazione Figli della Luce – Onlus, in collaborazione con la missione delle Suore Stimatine in Congo, è impegnata a raccogliere i fondi per la realizzazione di opere e all’attivazione di progetti di solidarietà nel campo dell’accoglienza, dell’istruzione e della formazione professionale.

Tra questi c’è la costruzione di una casa di accoglienza per 80 bambine e bambini, una struttura su due piani il cui costo per lavori e arredi è stimato in circa 360.000$

I lavori della struttura sono stati già avviati grazie alle donazioni raccolte ma occorre tessere una rete molto più ampia di donatori per trovare i fondi residuali per completare e allestire il centro.

I volontari dell’Associazione sono riusciti ad ottenere un container e a riempirlo di materiale utile all’allestimento del centro. Ora si tratta solo di fare un ultimo piccolo sforzo per mandare questo container a Kinshasa.
Il Centro Interculturale Abusuan e Kenda Onlus hanno raccolto la sfida e organizzato per il 3 e 4 Marzo, presso l’Auditorium La Vallisa di Bari, una due giorni di musica e solidarietà per raccogliere fondi necessari alla copertura delle spese di trasporto del container.

CON.GO! Mandiamo un container pieno di solidarietà pugliese in Congo!

 

 

 

 

 

 

 

 

 

FEBBRAIO 2017 – NELLO ZAINO DI SAVERIO FANFULLA

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Foto e testo di Saverio Fanfulla

Alla fine della chiacchierata, l’anziana ci chiede quanto altro tempo ancora saremmo rimasti in Palestina e quali altre città avremmo visitato. La nostra risposta è stata un elenco di città, non parlavamo arabo e non siamo riusciti a strutturare una frase completa, per fortuna Mohammad ci traduceva. Alla pronuncia di Akko, città sul mare nello Stato d’Israele, gli si illuminano gli occhi, gli scende una lacrima, ci guarda e ci chiede: “Quando sarete lì, salite su per la strada che porta al Minareto, difronte a questo ci sarà una casa, la mia casa. Andate lì, baciatela per me, ditegli che mi manca, ditegli che probabilmente non ci vedremo più, ditegli che siamo stati assieme e che abbiamo parlato a lungo. La mia casa, dove sono nata, dove sono cresciuta, dove ho accudito i miei fratelli, dove aspettavo con ansia mio padre, dove ho visto morire mio padre. Fate una preghiera, che Dio vi benedica, inshallah un giorno ci torneranno i miei figli.”
L’anziana mancava da 30 anni, la ricordava bene, metro quadro per metro quadro e posso confermare, tutto è rimasto come le sue parole, bellissima, alta, delle volte bellissime, un minareto imperioso come panorama che divide in due il mare. Una cosa è cambiata però e non è un particolare che può passare inosservato ad un testimone che ha osservato e ascoltato; sul campanello c’è scritto Moshe-David.
Questo ho riportato nel mio zaino, la consapevolezza e la capacità di trasformare la rabbia in azione.

Ero arrabbiato, tanto arrabbiato, oggi sono testimone; incontro, racconto e agisco.

TUTTI I DIRITTI SONO RISERVATI