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Viaggio solidale in Palestina – agosto 2012

Dopo l’entusiasmante esperienza dello scorso anno, Kenda onlus ripropone anche per l’estate 2012 un viaggio solidale in Palestina (dal  17 al 29 agosto).

Il viaggio è destinato a persone di qualunque età, interessate a conoscere, con occhi diversi e attraverso racconti mai ascoltati, il contesto israelo-palestinese, l’attuale  situazione geo-politica e gli aspetti storico-religiosi che caratterizzano quella terra.

Il percorso di conoscenza permetterà non solo di toccare alcuni luoghi simbolici, ma anche di conoscere ed ascoltare testimonianze ed esperienze incontrate da Kenda nei suoi 6 anni di cooperazione in Palestina: realtà palestinesi impegnate nella resistenza non violenta, esperienze di cooperazione attivate da ONG italiane, organizzazioni israeliane che lavorano per la pace, ecc. L’itinerario quindi si snoda lungo percorsi sperimentati e con alti margini di sicurezza.

Per facilitare ulteriormente la comprensione del contesto e dei comportamenti da seguire in loco, Kenda garantirà una formazione ai partecipanti (condizione indispensabile per la partecipazione al viaggio) e metterà a disposizione un proprio volontario con esperienza in Palestina, che accompagnerà e coordinerà il gruppo, curandone gli aspetti logistici.

Chiunque fosse interessato a conoscere il programma e i dettagli dell’iniziativa è invitato a partecipare all’incontro di presentazione che si terrà a Bari, giovedì 12 aprile alle ore 19, presso la sede di Kenda onlus in via Pisacane, 79 (di fronte alla chiesa di San Pasquale) oppure può scaricare la Scheda viaggio solidale 2012.

Vi aspettiamo!

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Una strada nel deserto

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Si svolgerà martedì 21 febbraio, a partire dalle 19, presso la sala comunale “San Felice” di Giovinazzo (sita nell’omonima piazza del centro storico), l’incontro – dibattito sulla questione israelo-palestinese, organizzato dal Comune di Giovinazzo in collaborazione con l’associazione Kenda Onlus.

Il 23 gennaio scorso alcuni bulldozer hanno fatto irruzione negli accampamenti del villaggio di Anata, piccolo sobborgo a 4 km da Gerusalemme Est, nei Territori Occupati Palestinesi. Sotto gli occhi degli attivisti internazionali sono stati mandati via dalle proprie case 52 persone, di cui 29 bambini. Le famiglie, quasi tutte beduine, hanno fatto appena in tempo a recuperare alcuni dei loro averi, prima che i cingoli dei bulldozer riducessero le loro case in un cumulo di macerie.

Questo è solo l’ultimo di una lunga serie di episodi che ostacolano il lavoro di chi, come don Nandino Capovilla – Coordinatore Nazionale di Pax Christi, porta avanti da anni la promozione della pace in Terra Santa.

L’incontro sarà una occasione per approfondire i temi legati alla Palestina di oggi e al rispetto dei diritti umani. La testimonianza viva di don Nandino offrirà un racconto coraggioso e scomodo sull’attuale situazione in Medio Oriente, dando voce alle sofferenze e alle speranza dei popoli che vivono in quella terra.

Durante l’incontro verrà inoltre presentato il progetto di cooperazione internazionale FIRST AID, promosso dal Comune di Giovinazzo in collaborazione con Kenda Onlus e finanziato dalla Regione Puglia – Assessorato al Mediterraneo.

Il progetto è finalizzato al miglioramento delle condizioni igienico-sanitarie e di salute della popolazione beduina presente nei campi situati ad est di Gerusalemme ed oggi sotto la minaccia di trasferimento forzato da parte dell’esercito israeliano.

Durante la serata sarà possibile testimoniare la propria solidarietà anche sottoscrivendo gli appelli promossi da Amnesty International per fermare le demolizioni per scuole, case e ricoveri per il bestiame in territorio palestinese.

Per info: kenda@kenda.it – facebook: Kenda cooperazione tra i popoli.

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Chi demolisce una scuola demolisce il futuro. Atto II – Andria

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Bondezirojn!

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Ecco il calendario 2012 di Kenda onlus!

Anche quest’anno siamo felici di annunciarvi che è disponibile il calendario 2012 di Kenda onlus “Una strada nel deserto”.
Acquistando il calendario (da muro o da tavolo) sarà possibile sostenere le comunità palestinesi con cui operiamo con i nostri progetti.

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Chi demolisce una scuola, Demolisce il futuro

COMUNITA’ BEDUINE SOTTO L’ATTACCO DEI BULLDOZER ISRAELIANI

Amnesty, Kenda, Pax Christi e Vento di Terra organizzano un incontro pubblico (27-11-2011 – La Vallisa – Bari) per dire stop alle demolizioni di case e scuole in Palestina.

È un autunno caldo quello che si sta vivendo in Palestina. Da un lato le speranze legate al riconoscimento della Palestina come Stato sovrano, dall’altro gli effetti che l’espansione delle colonie continua ad avere sui territori occupati.

Ad essere a rischio sono soprattutto le comunità beduine ad est di Gerusalemme, dove operano l’ONG Vento di Terra e l’Associazione Kenda Onlus di Bari. A partire dal mese di luglio, queste comunità si sono viste recapitare dall’amministrazione civile israeliana ordini di demolizione per scuole, case private e ricoveri per il bestiame.

Tra le strutture che rischiano l’attacco dei bulldozer israeliani c’è la scuola di gomme di Khan al Ahmar,  realizzata nel 2009 da Vento di Terra, utilizzando 2200 pneumatici usati. La scuola rappresenta una realtà simbolo in Palestina che concretizza la storica richiesta delle comunità locali di accedere ai servizi scolastici primari,  in un contesto fortemente segnato dalla difficoltà di accesso ai diritti fondamentali come l’acqua, la salute e l’educazione.

Sull’argomento si è attivata anche l’Organizzazione delle Nazioni Unite per i rifugiati Palestinesi (UNRWA) che ha promosso una campagna internazionale di sensibilizzazione, denominata “Non demolire il mio futuro”, che ha ispirato il nome dell’incontro pubblico che si svolgerà a Bari domenica 27 novembre, alle ore 19, presso La Vallisa (centro storico).

Durante l’incontro verrà raccontato quanto sta avvenendo in quei territori, partendo dalle esperienze di cooperazione in corso e dalla testimonianze dirette delle organizzazioni coinvolte. Verrà inoltre presentato il progetto che ha portato alla costruzione della Scuola di Gomme e l’azione urgente messa in campo da Amnesty International Italia per fermarne la demolizione e richiedere la sospensione del piano di espulsione delle comunità beduine che vivono in quell’area.

Sarà inoltre una occasione per prepararsi alla “Giornata ONU per i diritti del popolo palestinese” prevista per il 29 novembre, per la quale Pax Christi sta organizzando iniziative in ben cento città italiane.

Nel corso della serata sarà possibile testimoniare la propria solidarietà anche sottoscrivendo gli appelli per fermare le demolizioni.

Al termine, spazio alla musica con l’esibizione del pianista jazz Andrea Gargiulo.

 

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Sparare ad un elefante


Save the date!!!

18 Novembre

Cinema Multisala Vignola Polignano a Mare

L’Associazione Bachi da Setola e Kenda Onlus insieme per la proiezione del documentario

TO SHOOT AN ELEPHANT

Per sapere di che si tratta venite a sentirci!!!

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Le comunità beduine sotto l’attacco dei bulldozer israeliani

È un autunno caldo quello che si sta vivendo in Palestina. Da un lato le attese legate al possibile riconoscimento dello stato palestinese alle Nazioni Unite, dall’altro gli effetti che l’espansione delle colonie continua ad avere sui territori occupati.

Ad essere a rischio sono anche le comunità beduine ad est di Gerusalemme, dove operiamo insieme all’ONG Vento di Terra. A partire dal mese di luglio, queste comunità si sono viste recapitare dall’amministrazione civile israeliana ordini di demolizione per scuole, case private e ricoveri per il bestiame.

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Cosa ci fa un clown nel deserto?

Quattro clown volontari, appartenenti alla federazione VIP ITALIA, hanno svolto una visita di conoscenza della realtà beduina ad est di Gerusalemme, per realizzare attività di animazione e valutare futuri progetti da sviluppare insieme.

Ecco a voi il racconto che abbiamo ricevuto dai nostri amici clown..

sabato 6 agosto 2011

Abbiamo solo un paio d’ore del primo pomeriggio per realizzare uno spettacolo con i clown rimasti  (Pally, Mezze, Spring e Pimpa).. la bambola triste tornerà in azione, con la stessa colonna sonora, quanti ricordi!

Cerchiamo di organizzarci al meglio, ma, come se non fosse già abbastanza complicato, dall’inizio del ramadan abbiamo 2 orari diversi: quello israeliano (un’ora in più rispetto al nostro paese) e quello della West Bank (stesso orario dell’Italia) e alla fine non sappiamo mai che ore sono!!
Alicia ci chiama per comunicarci che il villaggio beduino ci sta aspettando.. scopriamo cosi’ che loro considerano l’ora israeliana.. corriamo in cerca di un autobus..ma dalle nostre parti stanno tutti mangiando.. il nostro ritardo aumenta!!
Ci mettiamo a fissare il cibo dell’autista.. mobbing ad un palestinese =)…si sente osservato.. finisce in fretta, e cosi riusciamo a partire.

La suora comboniana spagnola, che collabora con Kenda onlus, ci raccoglie nella periferia di Betania. Nel breve tragitto in macchina ci rende consapevoli della realtà che iniziamo a vedere dai finestrini.

Solito squallido schema, solita triste storia ed è anche solito lo sgomento.. la rabbia che sale dalle viscere nel vedere colonie israeliane, che come piovre si distendono, avanzando lentamente e in maniera subdola in una terra CHE NON GLI APPARTIENE.

L’insediamento e l’avamposto di Ma’ale Adumim circondano il campo beduino. Appena scendiamo dalla macchina è forte l’impatto visivo, tutto il campo è buio (senza corrente elettrica), mentre le colonie sono illuminate a giorno da moderni lampioni di luce arancione. Questi beduini negli ultimi anni hanno vissuto una vita di oppressione, in quanto sono stati estirpati dalle loro terre, senza diritto di replica. Sono tanti i soprusi che subiscono ingiustamente, tra i quali ricevere ordini di demolizione ed evacuazione immediati. Il campo, infatti non gode di nessun servizio, dato che è destinato ad essere cancellato, per le autorità sembrerà una cosa inutile. Vittime di una occupazione intelligente che non spreca. Ma queste persone esistono e sono adorabili.

Dirigendoci verso la scuola, una baracca adibita, ci attende il nostro bellissimo pubblico, in trepida attesa e incuriosito, illuminato da due lampadine messe con amore, apposta per noi. E con lo stesso amore noi doniamo il nostro spettacolo, la bambola triste. Improvvisiamo le gag, il coinvolgimento è alto, applausi e risate ci vengono offerte con molta generosità. La luna, quasi piena, ci dona la sua luce argentata.
Finito lo spettacolo, nonostante sia tardi, c’è ancora voglia di stare insieme, così diamo voce alle nostre energie cantando tutti insieme, in cerchio.

Alla fine salutiamo i bambini con una ninna nanna. Le mamme, mogli, sorelle non ci sono, il campo è molto tradizionalista, ma prima di andare via riusciremo a salutare anche loro che si affacciano dall’uscio delle loro case.

Rientrando con il pulmino pubblico a Gerusalemme, ci fermiamo al check point dove, come previsto, salgono i soldati per il controllo dei passaporti. Di solito danno uno sguardo veloce ai nostri documenti.

Viviamo un momento di tensione quando Spring spiega al soldato di aver lasciato il documento in ostello. Tutti insieme rassicuriamo il militare dicendogli chi siamo e da dove veniamo. Il colore della nostra pelle, l’accento straniero, le facce occidentali gli fanno chiudere un occhio, e non ci crea problemi. Non riusciamo ad esultare perché questa e’ una chiara conferma della diversità di trattamento tra gli occidentali e i palestinesi. Non vogliamo nemmeno immaginare cosa potrebbe subire un palestinese senza un documento. Siamo consapevoli della diversa sorte che sarebbe toccata a chi con noi condivideva quel viaggio di ritorno.

domenica 7 agosto 2011

Oggi siamo ancora in compagnia di Alicia che ci porta in un villaggio beduino vicino Betania, chiamato Jabel (Arab al-Jahalin), sempre nella periferia est di Gerusalemme.

“Questi beduini sono riusciti a intraprendere una battaglia legale più efficace”, ci dice per spiegarci le differenze rispetto il villaggio visto la sera precedente. “Come gli altri villaggi beduini, le loro tende sono state demolite per lasciar spazio agli insediamenti, ma sono riusciti a stanziarsi in un terreno, vicino ad una discarica. Qui sono riusciti ad ottenere un po’ di permessi, e con l’aiuto di progetti di cooperazione europea, hanno iniziato a costruire case”. Con la jeep passiamo vicino ad una moschea, ad un centro polivalente e arriviamo alla coloratissima scuola. Il dubbio che ci viene è che la battaglia legale sia andata a buon fine non solo grazie alle abilità degli avvocati.. ma anche per la puzza e il degrado della discarica così vicina, che rende questo posto non interessante per gli israeliani.

Alla scuola ci aspettano i bambini con mamme e sorelle maggiori. Noi siamo un po’ timorosi, perché Alicia ci ha parlato di bambini violenti e diffidenti. Ma non ci lasciamo scoraggiare, e individuato un posto all’ombra nel cortile iniziamo subito a giocare, con la preziosa collaborazione di alcune ragazze, che integriamo nella conduzione dei giochi, facendo tradurre tutto in arabo.

Constatiamo che i bambini, circa trenta, sono molto esuberanti e pieni di energie, quindi cerchiamo di ripetere più volte le regole dei giochi. Ci riscaldiamo con i bans, il cerchio è compatto, sono tutti completamente coinvolti nelle attività proposte. Il paracadute, che lasceremo, ci dona la sua bella presenza, i suoi colori magicamente mettono allegria e Alicia sorride per bel clima creato in poco tempo.

Dopo un paio d’ore di gioco decidiamo, visto il caldo e il ramadan, di far riposare i bambini dentro la scuola. Così ci esibiamo per loro con lo spettacolo della bambola.  Le magie di Pimpa, la giocoleria di Spring, le danze di Mezze non riescono a far sorridere la bambola che viene più volte presa di mira dai bambini che torturano Pally, che eroicamente riesce a rimanere immobile.

Dopo lo spettacolo raccogliamo con grandissimo entusiasmo i messaggi per la bottiglia da tutti i bambini ed educatrici. La bottiglia sarà poi affidata ad un prete che la porterà a Gaza. Siamo tutti stanchi e si perde un po’ di ordine in classe. Appena usciamo dalla scuola ci salutano tutti con grandi sorrisi e ci inseguono dietro la macchina.

Ringraziamo Alicia per averci dato questa bellissima occasione. Condividiamo con lei che i bambini sono molto ricettivi e intelligenti. Ci stupisce la facilità con la quale hanno saputo giocare tutti insieme nonostante le differenze di età. Questi bambini amano e sorridono alla vita, nonostante tutto, e averli conosciuti ci rende persone privilegiate.

Mentre cerchiamo un autobus, Alicia ci racconta delle difficoltà che il muro ha creato anche alla loro comunità cristiana. Il muro di separazione ha infatti tagliato in due la loro comunità. Così per non passare tutti i giorni attraverso i chek point si sono dovute dividere.

 

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